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LA PORTA DEL GIUBILEO

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E’ stata realizzata a ricordo del Grande Giubileo del 2000, che ha segnato il passaggio dal Secondo al Terzo millennio cristiano. La porta è segno di Cristo, che ha detto di sé: “Io sono la porta: chi entra per me sarà salvo” (Gv 10,9). Non a caso il gesto simbolico, tipico di ogni Giubileo, è proprio quello di “passare” attraverso la Porta santa: come professione di fede in Gesù unico salvatore, e come gesto di rinnovata conversione a lui.

Inaugurata solennemente il 19 settembre 2004, la nostra Porta, richiama il tema di questo Anno Santo: “Cristo ieri, oggi, sempre” (Ebrei 13,8). Lo ieri di Cristo è costituito dalle vicende della sua vita terrena, intrecciate con quelle di Maria. Il suo “oggi” è rappresentato dagli eventi della chiesa jesina che, pur fra prove e debolezze, prolunga nella nostra terra la presenza del Signore. Infine il “sempre” di Cristo richiama quella vita eterna verso cui siamo incamminati.

Cristo “Ieri”

1. Annunciazione
La Madonna è quasi assopita su di un seggio mentre l'angelo sembra svegliarla. Maria si presenta così come la vergine saggia e vigilante (Mt 25), pronta alla voce dello sposo: "Eccomi, sono la serva del Signore! Si faccia di me secondo la sua parola" (Lc 1,38)

Cristo “Oggi”

21. Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736)
Il compositore iesino siede alla spinetta, mentre compone la sua opera più celebre: lo Stabat Mater. Si gira verso un grande volto della Madonna addolorata, come per trarne da essa ispirazione per la sua sublime musica.

Cristo “Sempre”

37. - 44. I quattro viventi alati e gli angeli
Aquila e leone a sinistra, bue e uomo a destra richiamano i quattro viventi della visione di Ezechiele (Ez 1), ripresa dall'Appocalisse (Ap 4,6-s).
Due angeli si trovano all'interno, in funzione di maniglie. Uno tiene in mano una lucerna, segno della vigilanza difronte al Signore che bussa alla porta e chiede di "cenare con noi" (Ap 3, 20). L'altro, in atteggiamento pensoso, invita a partecipare alla sacralità del tempio: "Davvero Dio è in questo luogo e io non lo sapevo (Gn 28, 16).