LA NOSTRA STORIA

Un’antica tradizione, sostenuta da documenti storici, individua nel Vescovo e Martire Settmio il primo vescovo e fondatore della chiesa di Jesi. La diocesi si trova nell’antica regio picenum sotto il dominio romano, ma ormai inserita pienamente nella cultura e civiltà di Roma imperiale.
Lo attesta un documento del 1119 che parla dell’episcopatum Sancti Salvatoris es Sancti Septimii, che ovviamente erano i titolari della Chiesa e Cattedrale di  Jesi.
Tale tradizione narra che Settimio era un cittadino romano proveniente dalla Germania e che, convertitosi al Cristianesimo sul finire del III secolo, e rivelatosi fervente apostolo della nuova religione di Cristo, dal Pontefice Marcello I sia stato inviato nell’antica città di Aesis, l’odierna Jesi. In questo centro il presule Settimio avrebbe convertito dal paganesimo molta gente e, per tale ragione, all’inizio del sec. IV, sarebbe stato martirizzato durante la persecuzione ordinata dall’Imperatore Diocleziano
Il primo documento a noi giunto è appunto quello sopra indicato del 1119, pubblicato dal Pierucci e dal Polverari nelle “Carte di Fonte Avellana”, nel quale si attesta di un contratto, rinnovato poi nel 1229, tra i Vescovi di Jesi e i Priori del celebre eremo camaldolese ai piedi del Monte Catria.
Il titolo antichissimo di San Salvatore della Cattedrale ha fatto sorgere l’ipotesi, non suffragata da alcun serio elemento storico, che per qualche secolo la Cattedrale di Jesi fosse l’antica Chiesa di San Nicolò allora denominata San Salvatore.
   
Accanto a San Settimio, fondatore e patrono della Chiesa di Jesi, si è posto a protettore della comunità civica jesina, appena divenuta libero Comune, il giovane soldato martire, di origine tedesca, San Floriano.
Quando probabilmente verso la metà del sec. XII, si costituì sulle rovine della vecchia città feudale (una delle otto Contee della Marca nei sec. IX-X), Jesi divenne rifugio di libertà per molti antichi servi della gleba, confluiti da tuta la Vallesina e da altre città limitrofe, e sede di nuove attività e aziende artigiane.

La popolazione crescente impose al nuovo Comune di dare case, lavoro e sicurezza ai tanti che erano immigrati e immigravano a Jesi, ma anche di garantire loro il prestigio cittadino di una Cattedrale, come le avevano le città di Osimo e di Ancona. E ciò per indicare la forza e la dignità del Comune.
Per questo motivo la vecchia Cattedrale, risalente quasi certamente ad anni o secoli inferiori al mille, e che era più che sufficiente per le poche centinaia di persone che abitavano nell’antica Aesis, superstite di guerre, terremoti, pestilenze, non poteva rispondere alle esigenze della nuova città che stava sorgendo ed affermandosi in mezzo agli altri centri piceni.
Pertanto il Comune decise di costruire una Cattedrale della Città e Diocesi che esprimesse, oltre alla fede del popolo jesino, pure la volontà di potenza e prestigio della nascente comunità.